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Pitigliano, la Piccola Gerusalemme del Sud Toscana

A spasso nel quartiere ebraico della Città del Tufo di Pitigliano, la Piccola Gerusalemme del Sud Toscana.
Passeggiando per i vicoli e le piazze di Pitigliano, paese chiamato anche La Piccola Gerusalemme del Sud Toscana, ad un certo punto lungo Via Zuccarelli, si va incontro ad un arco ribassato, che apre le porte all’antico quartiere ebraico di Pitigliano di Vicolo Marghera. Scendendo lo stretto vicolo, subito dopo alcuni gradini ci si trova catapultati in una realtà unica.

All’interno del complesso gli spazi, ricavati in parte nel masso tufaceo, si trasformano in eleganti e accoglienti ambienti.

Visitare la Piccola Gerusalemme toscana

La comunità ebraica nel XVII secolo fu costretta a vivere esclusivamente in questi spazi: stalle, cantine e abitazioni, vennero così trasformati a scopo civile. Oggi il percorso di visita, composto di corridoi, archi e scalate, ospita non soltanto i locali delle antiche botteghe artigianali, ma ci mostra alcuni vani adibiti a scopo tradizionale.

La Piccola Gerusalemme del Sud Toscana ospita un grande ambiente ricavato nella roccia che fu adattato alla creazione dell’antico bagno (in ebraico mikve), nel quale le giovani praticavano il rito purificatorio.  Gli ambienti che si avvicendano l’uno dopo l’altro ci portano per incanto ad un inebriante e poco conosciuto locale: i gradini scolpiti lungo la profonda gola ci conducono a una delle tipiche cantine di Pitigliano.

Sul fondo, la luce tornata a illuminare l’angusto locale, ci rivela intatto l’antico impianto; ai lati si possono notare i basamenti per le botti e gli altri contenitori per la conservazione dell’ottimo vino kosher, reso unico per il suo gusto piacevole e sincero. I locali tornati a rivivere da un sorprendente restauro a cura dell’Amministrazione Comunale, offrono uno spaccato di vita vissuta, attraverso gli oggetti rituali conservati all’interno della mostra.

Il percorso prosegue scendendo lungo un antico vicolo, in cui la comunità visse inglobando le poche attività rimaste come la macelleria, utilizzata per il sostentamento della comunità, e nell’attiguo ambiente le vasche interamente ricavate nel tufo furono utilizzate per la battitura e la macerazione della canapa per ricavarne stoffe e altre suppellettili.

Al termine del vicolo, caratterizzato da una grata a forma di menorà (candelabro a sette bracci), entriamo in un ambiente pervaso da una dolce atmosfera, è il forno, composto di due spazi uno per la lavorazione degli impasti, utilizzato principalmente per la preparazione delle azzime e dei dolciumi e l’altro per la cottura.

Due dolci in particolare, Lo Sfratto e Il Bollo (biscotto pasquale), risentono della tradizione secolare legata a momenti di privazione del popolo ebraico. La fragranza del dolce appena sfornato che sale dal profondo del forno e pervade i vicoli sovrastanti ci narra la storia dello sfratto, dolce tipico della Piccola Gerusalemme, a forma di cilindro allungato il quale riproduce storicamente l’imposizione granducale. Attraverso la percussione di un bastone sulla porta era intimato lo sfratto dall’abitazione al ghetto.

Oggi per tutta la comunità ha significato molto aver recuperato tali locali, divenendo buon auspicio di vitalità del piccolo quartiere, inteso come luogo d’incontro, di confronto e di apprendimento.

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